Arturo Bendini, 100 anni fa l'elezione del sindaco di Collegno ucciso dai nazisti

Arturo Bendini (1891–1944) era originario di Brescia e si trasferì giovanissimo in Piemonte. Bendini, operaio iscritto al Partito socialista, svolse giovanissimo attività sindacale. Partecipò come sottufficiale alla Prima guerra mondiale e fece parte delle «Guardie rosse», costituite nel 1919: come tale, partecipò ai grandi scioperi di Torino e all’occupazione delle fabbriche nel settembre 1920. 

Nel novembre del 1920 fu eletto Sindaco di Collegno, carica che ricoprì fino al febbraio 1922 quando fu sostituito dal Prefetto. Aderì al Partito comunista dalla sua fondazione il 21 gennaio 1921. Fu poi tra i circa 300 «Arditi del popolo» torinesi che si costituirono nell’estate del 1921 per opporsi alle squadre fasciste. Arrestato e condannato a un anno di carcere, scontata la pena si trasferì in Francia per sfuggire alle minacce dei fascisti e tornò in Italia una volta eletto deputato al Parlamento nell’aprile 1924. Finite le ultime parvenze legali in Italia, nel novembre del 1926 Bendini sfuggì all’arresto ordinato da Mussolini contro i parlamentari e i dirigenti comunisti riparando di nuovo in Francia. Fu così imputato, ma latitante, nel processo contro Gramsci, Terracini e gli altri dirigenti comunisti del 28 maggio 1928.Nel 1941 fu arrestato dalla polizia del governo di Vichy e incarcerato a Gaillac, da dove fu liberato il 17 aprile 1944 da un’azione dei partigiani francesi ai quali si unì nella Resistenza contro i nazisti che lo uccisero in combattimento il 13 luglio 1944. Le sue spoglie furono portate in Italia nel 1950 e riposano nel cimitero di Collegno.

Nel centenario della sua elezione a Sindaco di Collegno (12 novembre 1920 – 12 novembre 2020) la Città di Collegno e i sindaci Franco Miglietti, Umberto D’Ottavio, Silvana Accossato e Francesco Casciano apporranno una targa commemorativa.

 
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